Genitori che urlano in partita cosa fare | Sportclub

Ultimo aggiornamento: 20 febbraio 2026

Quando ci sono genitori che urlano in partita cosa fare diventa la domanda più urgente per chi sta in panchina o coordina il settore giovanile. Non è una questione di educazione o buonsenso: è una questione di gestione concreta, di regole chiare e di strumenti che funzionano davvero in società. Quello che serve non è il richiamo a voce alta, ma un sistema che prevenga, contenga e risolva senza far esplodere il clima.

Questo articolo fornisce un protocollo operativo in quattro fasi, strumenti per distinguere i diversi tipi di lamentele, frasi da usare per abbassare la tensione e regole applicabili già dalla prossima riunione di inizio stagione.

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Perché servono regole chiare sul comportamento a bordo campo

Le ricerche sul coinvolgimento dei genitori nello sport giovanile mostrano che quando i confini non sono chiari aumentano le tensioni e le interferenze. Non basta chiedere rispetto o fair play: servono regole scritte, condivise e applicate con coerenza.

In molte società il problema non nasce durante la partita, ma prima: mancano linee comuni tra staff, non c’è un momento formale di confronto con le famiglie, e ogni allenatore gestisce a modo suo. Questo crea confusione, aspettative sbagliate e reazioni eccessive quando qualcosa non va.

Le situazioni più frequenti che portano a episodi di urla, insulti o contestazioni sono:

  • Genitori che contestano decisioni tecniche (sostituzioni, ruoli, minutaggio)
  • Genitori che insultano arbitri, avversari o altri ragazzi
  • Genitori che si rivolgono direttamente ai figli durante la gara
  • Genitori che pretendono spiegazioni immediate a fine partita
  • Genitori che alimentano tensioni nelle chat di squadra

Per affrontare queste situazioni serve un approccio strutturato, che parta dalla prevenzione e arrivi fino alla gestione del colloquio individuale.

Cosa emerge dalla ricerca sul rapporto genitori-allenatori

Gli studi sul coinvolgimento genitoriale nello sport giovanile hanno individuato otto aree di comportamento positivo che facilitano la crescita dei ragazzi e migliorano il clima in società:

  • Fornire supporto emotivo incondizionato
  • Fornire supporto logistico e finanziario
  • Ritenere il figlio responsabile del proprio comportamento, disciplinando le cattive condotte
  • Enfatizzare e lodare l’atteggiamento positivo
  • Rendere possibili varie esperienze sportive
  • Incoraggiare l’impegno nell’attività scelta
  • Mantenere lo sport e i possibili successi o fallimenti in prospettiva
  • Essere un modello nel controllare le emozioni e nel rispettare il contesto sportivo

Quello che emerge con chiarezza è che i genitori spesso non percepiscono la pressione che esercitano sui figli, sugli avversari, sugli arbitri e sugli allenatori. Non si tratta sempre di cattiva volontà: manca consapevolezza e mancano riferimenti chiari su cosa ci si aspetta da loro.

Per questo motivo è fondamentale che la società:

  • Definisca regole scritte sul comportamento a bordo campo
  • Organizzi un incontro iniziale con tutte le famiglie
  • Fornisca agli allenatori strumenti per gestire le situazioni difficili
  • Preveda un sistema di sanzioni graduali in caso di comportamenti scorretti

Protocollo in quattro fasi per gestire genitori che urlano in partita

Quando si verificano episodi di urla, insulti o contestazioni durante una gara, serve una linea comune che tutti nello staff conoscono e applicano allo stesso modo. Questo protocollo è pensato per essere applicabile subito, senza bisogno di formazione lunga o strumenti complessi.

Fase 1: Accoglienza e contenimento immediato

Nel momento in cui un genitore urla, contesta o insulta, l’obiettivo non è risolvere ma contenere. Non si entra nel merito, non si risponde a caldo, non si discute davanti agli altri.

Cosa fare:

  • Avvicinarsi con calma, senza tono accusatorio
  • Usare frasi brevi e chiare: “Capisco che sei arrabbiato, ne parliamo dopo la partita”
  • Non giustificarsi e non contrattaccare
  • Se necessario, coinvolgere un dirigente o un responsabile di società

Cosa NON fare:

  • Rispondere a voce alta davanti agli altri genitori
  • Entrare nel merito della contestazione durante la gara
  • Minacciare sanzioni immediate senza aver verificato i fatti

Fase 2: Raccolta dei fatti

Appena possibile dopo la partita, chi ha assistito alla scena raccoglie i fatti: cosa è successo, chi era presente, cosa è stato detto. Non servono verbali lunghi, ma una traccia scritta chiara.

Strumenti utili:

  • Modulo segnalazione episodi (compilabile in 5 minuti)
  • Testimonianze di altri dirigenti o allenatori presenti
  • Eventuale segnalazione dell’arbitro

Questa fase è fondamentale per evitare che la situazione venga raccontata in modo diverso nelle chat di squadra o che si creino versioni contrastanti.

Fase 3: Colloquio e decisione

Entro pochi giorni dall’episodio, si fissa un colloquio con il genitore. Non è una punizione, ma un momento di confronto strutturato.

Come impostare il colloquio:

  • Luogo: ufficio di società o spazio riservato, mai in spogliatoio o a bordo campo
  • Presenze: responsabile tecnico o dirigente + eventualmente allenatore coinvolto
  • Durata: massimo 20-30 minuti
  • Registro: calmo, fermo, senza alzare i toni

Struttura del colloquio:

  1. Esporre i fatti raccolti, senza interpretazioni
  2. Chiedere la versione del genitore
  3. Ricordare le regole condivise a inizio stagione
  4. Comunicare la decisione presa dalla società

Le decisioni possibili variano a seconda della gravità:

  • Richiamo verbale con annotazione scritta
  • Sospensione dalla presenza alle partite per una o più gare
  • Esclusione definitiva dalle attività della società

Fase 4: Comunicazione scritta e chiusura

Dopo il colloquio, si invia una comunicazione scritta (via mail o consegnata a mano) che riassume quanto emerso e la decisione presa. Questo passaggio è fondamentale per evitare contestazioni successive e per tenere traccia degli episodi.

Contenuto della comunicazione:

  • Data e luogo del colloquio
  • Sintesi dei fatti
  • Decisione della società
  • Eventuale periodo di sospensione o sanzione
  • Riferimento al regolamento interno

Questo passaggio non serve a umiliare, ma a mettere ordine e dare certezze a tutti: al genitore, allo staff, agli altri genitori e ai ragazzi.

Come distinguere i diversi tipi di lamentele

Non tutte le lamentele sono uguali. Distinguere tra reclami tecnici, organizzativi e comportamentali aiuta a capire chi deve rispondere, come e quando.

Reclami tecnici

Riguardano scelte dell’allenatore: sostituzioni, ruoli, tempi di gioco. Sono i più frequenti e i più delicati, perché toccano aspettative e confronti tra ragazzi.

Regola chiara da comunicare a inizio stagione:

“Le scelte tecniche non si discutono con i genitori. Chi ha dubbi può chiedere un colloquio con il responsabile tecnico, mai a bordo campo o in chat.”

Reclami organizzativi

Riguardano orari, trasferte, quote, comunicazioni. Vanno gestiti dalla segreteria o dal dirigente, non dall’allenatore.

Regola chiara:

“Per questioni organizzative ci si rivolge alla segreteria, non all’allenatore.”

Reclami comportamentali

Riguardano episodi di maleducazione, insulti, aggressività. Vanno gestiti con fermezza e rapidità, perché rischiano di compromettere il clima di società.

Regola chiara:

“Comportamenti offensivi o aggressivi non sono tollerati. Chi li tiene viene escluso dalle attività.”

Otto frasi utili per abbassare la tensione sul momento

Quando un genitore urla o contesta durante la partita, le parole che usi nei primi 30 secondi fanno la differenza. Ecco otto frasi da usare per contenere la situazione senza alimentarla:

  1. “Capisco che sei arrabbiato, ne parliamo dopo la partita.”
  2. “Adesso non è il momento giusto, fissiamo un colloquio.”
  3. “Rispetto la tua opinione, ma qui non possiamo discuterne.”
  4. “Ti chiedo di abbassare il tono, ci sono i ragazzi.”
  5. “Se continui così dovrò chiederti di allontanarti.”
  6. “Non rispondo a caldo, parliamone con calma.”
  7. “Quello che dici è importante, ma va detto nel modo giusto.”
  8. “Ti ascolto, ma non qui e non adesso.”

Queste frasi funzionano perché:

  • Riconoscono l’emozione senza alimentarla
  • Spostano il confronto in un contesto più adatto
  • Mantengono il controllo senza umiliare
  • Proteggono i ragazzi da scenate pubbliche

Regole da inserire nel codice di comportamento della società

Per prevenire episodi di urla, insulti o contestazioni, serve un regolamento scritto che tutti i genitori firmano a inizio stagione. Non basta un foglio generico: servono regole concrete, applicabili e verificabili.

Esempio di regole operative:

  • È vietato urlare indicazioni ai ragazzi durante la partita
  • È vietato contestare decisioni arbitrali o tecniche
  • È vietato insultare avversari, arbitri o altri genitori
  • Le richieste di colloquio vanno fatte tramite segreteria, non a bordo campo
  • Le chat di squadra sono solo per comunicazioni organizzative
  • Chi tiene comportamenti scorretti viene sospeso dalla presenza alle gare

Queste regole vanno:

  • Consegnate per iscritto a ogni famiglia
  • Spiegate durante la riunione di inizio stagione
  • Richiamate in caso di episodi
  • Applicate con coerenza da tutto lo staff

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Domande frequenti

Come gestire un genitore che urla durante la partita?

Avvicinati con calma, usa una frase breve tipo “Capisco che sei arrabbiato, ne parliamo dopo la partita” e non entrare nel merito. Se continua, coinvolgi un dirigente e, se necessario, chiedigli di allontanarsi. Dopo la gara, raccogli i fatti e fissa un colloquio entro pochi giorni.

Cosa fare se un genitore insulta l’arbitro?

Interrompi subito la situazione, chiedi al genitore di abbassare il tono o di allontanarsi. Raccogli una segnalazione scritta dell’episodio e fissa un colloquio con il genitore. In base alla gravità, applica una sanzione che può andare dal richiamo alla sospensione dalla presenza alle gare.

Come evitare che le lamentele finiscano nelle chat di squadra?

Definisci a inizio stagione che le chat sono solo per comunicazioni organizzative. Se un genitore usa la chat per contestazioni, rispondi in privato e richiama la regola. Se continua, escludi il genitore dalla chat e gestisci la comunicazione tramite segreteria.

Chi deve gestire i colloqui con i genitori che contestano?

Dipende dal tipo di contestazione. Se riguarda scelte tecniche, risponde il responsabile tecnico. Se riguarda organizzazione o comportamenti, risponde il dirigente o il presidente. L’allenatore può essere presente, ma non deve essere lasciato solo a gestire situazioni difficili.

Cosa fare se un genitore pretende spiegazioni subito dopo la partita?

Non rispondere a caldo. Usa una frase tipo “Non è il momento giusto, fissiamo un colloquio” e allontanati. Se insiste, coinvolgi un dirigente. Dopo la partita, contatta il genitore e proponi un incontro in sede entro pochi giorni.

Bibliografia e riferimenti

  • Gould, D., Lauer, L., Rolo, C., Jannes, C., & Pennisi, N. (2006). Understanding the role parents play in tennis success: a national survey of junior tennis coaches. British Journal of Sports Medicine, 40(7), 632-636.
  • Harwood, C., & Knight, C. (2009). Stress in youth sport: A developmental investigation of tennis parents. Psychology of Sport and Exercise, 10(4), 447-456.
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