Perché mio figlio gioca poco come rispondere | Sportclub

Ultimo aggiornamento: 25 febbraio 2026

Perché mio figlio gioca poco come rispondere è la domanda che arriva a fine allenamento, in chat di squadra, dopo la gara, davanti agli spogliatoi. È la frase che mette in difficoltà allenatori, dirigenti e segreteria. Non perché non ci siano risposte, ma perché il momento e il modo in cui viene posta rendono impossibile dare una risposta utile. Questo articolo fornisce regole di setting, scenari reali con dialoghi e una checklist operativa per dirigenti e staff tecnico.

Serve una linea comune per gestire queste situazioni?

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Perché la domanda sul minutaggio crea tensione

Quando un genitore chiede perché mio figlio gioca poco come rispondere diventa complicato se il contesto non è quello giusto. Le ricerche sul coinvolgimento dei genitori nello sport giovanile mostrano che quando i confini tra ruoli non sono chiari aumentano tensioni e interferenze. Nello specifico, viene richiesto ai genitori di essere rispettosi e fiduciosi del lavoro e delle decisioni prese dagli allenatori, cercando di non ricadere nel tentativo di fornire al proprio figlio consigli tecnici, che potrebbero non essere in linea con il piano e gli obiettivi di crescita strutturati dalla società sportiva.

Il problema non è la domanda in sé. Il problema è che spesso arriva:

  • davanti all’atleta
  • subito dopo la partita o la gara
  • in chat di gruppo
  • in corridoio, mentre l’allenatore sta rientrando
  • senza preavviso e senza possibilità di parlare con calma

In questi contesti, qualsiasi risposta rischia di peggiorare la situazione. L’allenatore si sente messo sotto accusa, il genitore vuole risposte immediate, l’atleta percepisce il conflitto.

Le 5 regole di setting per rispondere a “perché mio figlio gioca poco”

Per gestire la domanda sul minutaggio serve un setting corretto. Queste cinque regole vanno condivise con tutto lo staff e comunicate alle famiglie nella riunione di inizio stagione.

1. Mai davanti all’atleta

Qualsiasi discussione su tempi di gioco, convocazioni o esclusioni non va mai affrontata davanti al ragazzo o alla ragazza. L’atleta non deve sentirsi al centro di una negoziazione tra adulti. Se un genitore si avvicina subito dopo la gara, la risposta standard è:

“Capisco la tua domanda, ne parliamo con calma. Fissiamo un colloquio nei prossimi giorni, così possiamo affrontare tutto per bene.”

2. Colloquio programmato, non improvvisato

Il confronto va sempre fissato con anticipo. Serve tempo per:

  • preparare i punti da affrontare
  • rivedere le osservazioni sull’atleta
  • coinvolgere un dirigente o un coordinatore, se necessario

Un colloquio improvvisato rischia di diventare uno sfogo, non un dialogo costruttivo.

3. Presenza di un dirigente o coordinatore

Quando si parla di minutaggio, convocazioni o esclusioni, è utile avere un terzo presente. Non per difendere l’allenatore, ma per:

  • tenere il confronto su un piano professionale
  • evitare fraintendimenti
  • garantire che le regole della società siano chiare

Il dirigente non deve intervenire su scelte tecniche, ma può aiutare a ricondurre la conversazione su binari utili.

4. Nessuna risposta in chat di squadra

Le chat di squadra non sono il luogo per discutere di minutaggio. Se la domanda arriva lì, la risposta deve essere:

“Per questo tipo di confronto preferisco parlarne di persona. Scrivimi in privato e fissiamo un momento.”

Rispondere in chat apre la porta a discussioni pubbliche che danneggiano il clima di gruppo.

5. Criteri chiari, comunicati a inizio stagione

La domanda perché mio figlio gioca poco come rispondere perde parte della sua carica conflittuale se i criteri sono stati spiegati prima. Nella riunione di inizio stagione va detto chiaramente:

  • che le scelte tecniche spettano allo staff
  • che il minutaggio non è garantito
  • che le rotazioni dipendono da obiettivi di crescita, non solo da prestazione immediata
  • che per parlarne esiste un canale: il colloquio programmato

Tre scenari reali con dialoghi e gestione del colloquio

Questi tre scenari rappresentano situazioni tipiche in cui arriva la domanda sul minutaggio. Per ognuno viene fornito un dialogo realistico e una gestione operativa del colloquio.

Scenario 1: il genitore che chiede spiegazioni dopo la panchina

Contesto: fine gara, l’atleta è rimasto in panchina per tutta la partita. Il genitore si avvicina all’allenatore in corridoio.

Dialogo:

Genitore: “Scusa, posso chiederti una cosa? Perché oggi mio figlio non è entrato proprio?”

Allenatore: “Capisco che tu voglia capire. Preferisco parlarne con calma, non qui. Ti va se ci sentiamo questa settimana e ne parliamo per bene?”

Genitore: “Va bene, ma almeno dimmi se c’è un problema.”

Allenatore: “Non c’è nessun problema grave. Ci sono valutazioni tecniche che preferisco spiegarti con calma, così possiamo anche capire insieme come aiutarlo a crescere. Ti scrivo domani e fissiamo.”

Gestione del colloquio:

  • Fissare il colloquio entro 3-4 giorni, non oltre
  • Coinvolgere un dirigente o coordinatore
  • Preparare osservazioni specifiche sull’atleta (non generiche)
  • Spiegare il piano di crescita, non solo la singola esclusione
  • Concludere con un accordo su cosa monitorare insieme nelle prossime settimane

Scenario 2: il genitore che contesta i criteri di convocazione

Contesto: l’atleta non è stato convocato per una gara importante. Il genitore scrive in chat privata all’allenatore chiedendo spiegazioni immediate.

Dialogo (via messaggio):

Genitore: “Ciao, come mai non è stato convocato? Volevo capire.”

Allenatore: “Ciao, capisco la tua domanda. Preferisco parlarne di persona, così possiamo affrontare tutto con calma. Che ne dici di vederci giovedì dopo l’allenamento?”

Genitore: “Ok, ma almeno dimmi se dipende dall’ultimo allenamento.”

Allenatore: “Ci sono più elementi da considerare, per questo preferisco parlarne con calma. Ci vediamo giovedì, ti confermo domani l’orario.”

Gestione del colloquio:

  • Spiegare i criteri di convocazione (impegno, crescita, equilibrio di gruppo, non solo prestazione)
  • Evitare confronti con altri atleti
  • Focalizzarsi su cosa può migliorare l’atleta
  • Chiarire che le convocazioni non sono definitive, ma legate a un percorso
  • Concordare obiettivi concreti per le prossime settimane

Scenario 3: il genitore che chiede più spazio in gara

Contesto: colloquio programmato. Il genitore chiede esplicitamente più minutaggio per il figlio, sostenendo che “gli altri giocano di più”.

Dialogo:

Genitore: “Volevo capire perché mio figlio gioca meno degli altri. Mi sembra che sia al livello degli altri, se non meglio.”

Allenatore: “Capisco la tua domanda. Ti spiego come ragiono: il minutaggio non dipende solo dal livello tecnico del singolo momento, ma da un percorso di crescita. Tuo figlio sta lavorando bene, ma ci sono aspetti su cui stiamo lavorando insieme.”

Genitore: “Tipo quali?”

Allenatore: “Ad esempio la gestione delle situazioni di pressione, la capacità di adattarsi a ruoli diversi, la continuità negli allenamenti. Sono cose che stiamo monitorando e che influenzano le scelte in gara.”

Dirigente (presente): “Quello che è importante è che le scelte sono sempre fatte nell’interesse della crescita del ragazzo, non per escluderlo. Se ci sono cose da migliorare, è giusto che le affrontiamo insieme.”

Gestione del colloquio:

  • Non entrare in confronti diretti con altri atleti
  • Spiegare il piano di crescita individuale
  • Indicare 2-3 aspetti concreti su cui lavorare
  • Concordare un momento di verifica tra 3-4 settimane
  • Ribadire che il minutaggio è una conseguenza del percorso, non un diritto

Schema pratico: come gestire il colloquio sul minutaggio

Questa sezione fornisce una linea comune che allenatori e dirigenti possono seguire quando devono affrontare un colloquio sul minutaggio. Non è un documento formale, ma uno schema pratico da applicare.

Prima del colloquio

  • Fissare data, ora e luogo con almeno 2-3 giorni di anticipo
  • Coinvolgere un dirigente o coordinatore
  • Preparare osservazioni specifiche sull’atleta (non generiche)
  • Rivedere il piano di crescita individuale, se esiste
  • Decidere insieme allo staff quali punti affrontare

Durante il colloquio

  • Accogliere la domanda senza mettersi sulla difensiva
  • Spiegare i criteri generali (impegno, crescita, equilibrio di gruppo)
  • Focalizzarsi sul percorso dell’atleta, non su confronti con altri
  • Indicare 2-3 aspetti concreti su cui lavorare
  • Concordare un momento di verifica nelle settimane successive

Dopo il colloquio

  • Annotare i punti concordati (per staff e famiglia)
  • Comunicare allo staff gli obiettivi individuati
  • Monitorare i progressi nelle settimane successive
  • Fissare il momento di verifica concordato

Questo schema aiuta a tenere il confronto su un piano costruttivo, evitando che la domanda sul minutaggio diventi un conflitto personale.

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Checklist per il dirigente mediatore

Quando un dirigente partecipa a un colloquio sul minutaggio, il suo ruolo non è difendere l’allenatore né dare ragione al genitore. Il suo compito è garantire che il confronto resti costruttivo e che le regole della società siano chiare. Questa checklist aiuta il dirigente a prepararsi e a intervenire in modo utile.

Prima del colloquio

  • Parlare con l’allenatore per capire i punti da affrontare
  • Rivedere le regole della società su minutaggio e convocazioni
  • Verificare se ci sono stati episodi particolari (assenze, comportamenti, difficoltà tecniche)
  • Prepararsi a intervenire solo se il confronto esce dai binari

Durante il colloquio

  • Lasciare che sia l’allenatore a spiegare le scelte tecniche
  • Intervenire se il genitore chiede confronti diretti con altri atleti
  • Ribadire che le scelte tecniche spettano allo staff
  • Ricondurre il confronto sul percorso di crescita individuale
  • Proporre un momento di verifica successivo

Dopo il colloquio

  • Confrontarsi con l’allenatore su come è andato
  • Annotare eventuali accordi presi
  • Verificare che il genitore abbia capito i prossimi passi
  • Monitorare che il clima resti sereno nelle settimane successive

Questa checklist aiuta il dirigente a svolgere un ruolo di garanzia, senza sostituirsi all’allenatore e senza alimentare aspettative irrealistiche.

Cosa emerge dalla ricerca

Le ricerche sul rapporto tra allenatori e famiglie nello sport giovanile evidenziano che la capacità dei genitori di rispettare i vari ruoli all’interno della società sportiva è un elemento centrale per ridurre tensioni e interferenze. Nello specifico, viene richiesto ai genitori di essere rispettosi e fiduciosi del lavoro e delle decisioni prese dagli allenatori, cercando di non ricadere nel tentativo di fornire al proprio figlio consigli tecnici, che potrebbero non essere in linea con il piano e gli obiettivi di crescita strutturati dalla società sportiva.

Vivere il gruppo non può prescindere dalla capacità di saper comunicare. Quando i confini tra ruoli non sono chiari, aumentano le richieste fuori contesto, le contestazioni a bordo campo e le aspettative irrealistiche sul minutaggio.

Implicazioni pratiche per le società sportive:

  • Definire regole di comunicazione chiare fin dalla riunione di inizio stagione: spiegare che le scelte tecniche spettano allo staff e che per parlarne esiste un canale specifico (il colloquio programmato).
  • Formare lo staff su come gestire colloqui difficili: non basta avere competenze tecniche, serve anche saper affrontare confronti con le famiglie senza mettersi sulla difensiva.
  • Coinvolgere i dirigenti come mediatori: la loro presenza nei colloqui aiuta a mantenere il confronto su un piano costruttivo e a garantire che le regole della società siano rispettate.
  • Comunicare i criteri di convocazione e minutaggio in modo trasparente: non significa promettere tempi di gioco uguali per tutti, ma spiegare su quali basi vengono prese le decisioni.
  • Monitorare il clima nelle settimane successive ai colloqui: verificare che gli accordi presi siano stati compresi e che il genitore non alimenti aspettative irrealistiche nell’atleta.

Domande frequenti

Come rispondere a un genitore che chiede perché suo figlio gioca poco subito dopo la partita?

Non rispondere nel merito in quel momento. La risposta giusta è: “Capisco la tua domanda, ne parliamo con calma. Fissiamo un colloquio nei prossimi giorni, così possiamo affrontare tutto per bene.” Qualsiasi risposta immediata rischia di peggiorare la situazione.

È giusto che un dirigente partecipi al colloquio sul minutaggio?

Sì, è utile. Il dirigente non deve intervenire su scelte tecniche, ma aiuta a mantenere il confronto su un piano professionale, a evitare fraintendimenti e a garantire che le regole della società siano chiare.

Come gestire un genitore che chiede confronti diretti con altri atleti?

Non entrare mai in confronti diretti. La risposta deve essere: “Non parliamo di altri ragazzi, parliamo di tuo figlio e di cosa può migliorare per crescere.” Il confronto va sempre riportato sul percorso individuale.

Cosa fare se il genitore continua a chiedere spiegazioni in chat di squadra?

Rispondere sempre: “Per questo tipo di confronto preferisco parlarne di persona. Scrivimi in privato e fissiamo un momento.” Non alimentare discussioni pubbliche, che danneggiano il clima di gruppo.

Come comunicare i criteri di convocazione senza creare aspettative irrealistiche?

Nella riunione di inizio stagione va detto chiaramente che le scelte tecniche spettano allo staff, che il minutaggio non è garantito, che le rotazioni dipendono da obiettivi di crescita e che per parlarne esiste un canale specifico: il colloquio programmato.

Bibliografia e riferimenti

  • Costa, S., & Bounous, M. (2024). La genitorialità nello sport: visioni a confronto tra allenatori di sport di squadra e individuali. Psicologia dello Sport e dell’Esercizio, 1.
  • Costa, S., Ruscasso, L., & Peretto, A. (2025). Il ruolo del genitore nello sport: confronto tra calcio e tennis. PSE Psicologia dello Sport e dell’Esercizio, 2.
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