Codice di Condotta Sportivo: Guida Completa per Dirigenti e Associazioni | Sportclub
Articolo redatto a cura di:
Avvocato Giovanna Silvaggi e Avvocato Ilde Sacco
Il codice di condotta sportivo rappresenta oggi uno strumento imprescindibile per ogni associazione e società sportiva che voglia operare nel pieno rispetto della legalità e dell’etica. A distanza di pochi anni dall’entrata in vigore della Riforma dello Sport, la giurisprudenza sportiva ha già prodotto numerose pronunce che delineano con precisione il perimetro delle condotte violente e discriminatorie nel contesto sportivo, soprattutto quando coinvolgono atleti minorenni.
La responsabilità giuridica non si limita alla persona che compie materialmente l’azione: pervade i vertici dirigenziali delle Associazioni e Società Sportive, coinvolgendo anche il Responsabile Safeguarding per violazione degli obblighi di prevenzione e vigilanza. Per questo motivo, richiedere un check iniziale sulla conformità del proprio codice di condotta può fare la differenza tra la piena tutela legale e pesanti sanzioni disciplinari.
La Riforma dello Sport, attraverso i decreti legislativi n. 39 e n. 36 del 28 febbraio 2021 (operativi dal 1 luglio 2023), ha introdotto l’obbligo per ASD, SSD e Società Sportive Professionistiche di dotarsi di un Modello Organizzativo e di Controllo dell’attività sportiva e di un codice di condotta per la prevenzione di abusi, molestie e discriminazioni, a tutela di atleti minorenni e della parità di genere.
Cos’è il Codice di Condotta Sportivo e Qual è il Suo Contenuto Minimo
Il codice di condotta sportivo è un documento in cui si intrecciano eticità e legalità. Non si tratta di un adempimento burocratico formale, ma di uno strumento operativo concreto che definisce regole chiare per tutti i soggetti coinvolti nell’attività sportiva.
Il contenuto minimo è definito dall’Osservatorio permanente del CONI per le politiche di Safeguarding nei “Principi fondamentali per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di abuso, violenza e discriminazione”. Questo contenuto include:
- Obblighi, divieti e standard di condotta a carico di tesserati (art. 12), dirigenti sportivi e tecnici (art. 13) e atleti (art. 14)
- Disposizioni per la rimozione degli ostacoli che impediscono la promozione del benessere e della crescita dell’atleta secondo le proprie ambizioni e inclinazioni
- Garanzie di partecipazione alle attività sportive indipendentemente da etnia, convinzioni personali, disabilità, età, identità di genere, orientamento sessuale, lingua, opinione politica, religione, condizione patrimoniale, di nascita, fisica, intellettiva, relazionale o sportiva
Il codice di condotta deve inoltre individuare con precisione:
- Fattispecie, tutele e sanzioni disciplinari endoassociative da applicare in caso di violenza, abuso o discriminazione
- Procedure di selezione degli operatori sportivi per garantire l’idoneità dei candidati a operare nell’ambito di attività giovanili
- Obblighi informativi adeguati per la diffusione e conoscibilità dei protocolli
- Disposizioni sulle incompatibilità per evitare il cumulo di funzioni in un unico soggetto o conflitti di interesse
- Garanzie di riservatezza delle informazioni ricevute in caso di segnalazione o denuncia di violazione
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Obiettivi e Funzione del Codice di Condotta Sportivo
L’obiettivo primario del codice di condotta sportivo è garantire il rispetto dei principi di lealtà, probità e correttezza. Si mira all’educazione, alla formazione e allo svolgimento di una pratica sportiva sana in un ambiente sicuro e inclusivo.
Il codice deve garantire dignità, uguaglianza ed equità, promuovendo le diversità e il pieno sviluppo psico-fisico della persona-atleta, soprattutto quando minorenne. La funzione concreta è quella di creare una barriera preventiva contro comportamenti lesivi, fornendo a tutti gli attori dello sport (dirigenti, tecnici, atleti, genitori) una mappa chiara di ciò che è accettabile e ciò che non lo è.
La Responsabilità Giuridica dei Dirigenti Sportivi
La responsabilità tracciata dalle Corti di Giustizia non si limita a quella personale e disciplinare del soggetto agente. I vertici dirigenziali delle Associazioni e Società Sportive possono essere chiamati a rispondere per violazione degli obblighi di prevenzione e vigilanza, anche quando non hanno commesso direttamente la condotta illecita.
Questa responsabilità giuridica si estende anche alla figura del Responsabile Safeguarding, nominato proprio a tutela di minori, della parità di genere e della lotta contro la discriminazione. Per questo è fondamentale ottenere una verifica preventiva delle procedure di controllo e vigilanza implementate nella propria realtà associativa.
I Comportamenti da Neutralizzare: Casistiche e Giurisprudenza
Redigere un codice di condotta significa rendere chiari alle associazioni e società sportive i comportamenti oggetto di prevenzione. La linea sottile tra liceità e illiceità rende talvolta difficile l’individuazione dei caratteri violenti o discriminatori.
Le linee guida dell’Osservatorio del CONI (art. 3) individuano le seguenti fattispecie principali:
Abuso Psicologico
Ogni comportamento che integra una mancanza di rispetto, isolamento o confinamento del minore, tale da incidere sul senso di identità, dignità e autostima o da turbare la serenità della vittima.
Esempio giurisprudenziale: Con il Comunicato n. 100/AA del 22 agosto 2025, la FIGC ha reso pubblico un accordo con cui l’ASD coinvolta ha transatto l’applicazione di sanzioni per responsabilità personale e responsabilità diretta e oggettiva dell’Associazione. Le condotte consistevano in frasi offensive e irriguardose, proferite ad alta voce e in modo reiterato nei confronti di giovani atleti. La condotta è stata qualificata come “abuso psicologico”, poiché lesiva della dignità e dell’autostima dell’intera squadra, anche di atleti di minore età.
Comportamenti Discriminatori
Condotte che tendono a discriminare la vittima in base a etnia, religione, genere o prestazione sportiva e capacità atletica. Anche metodi di allenamento differenti possono ostacolare il pieno sviluppo di giovani relegati a un ruolo marginale, impedendo la partecipazione all’attività sportiva.
Esempio giurisprudenziale: Con la decisione n. 92/2025, la Corte Federale FIGC, Sezioni Unite, ha riconosciuto la responsabilità dell’allenatore e quella oggettiva e diretta della società sportiva per un episodio di abuso psicologico e discriminazione in una squadra di calcio Under 15. Frasi aggressive, pregiudizievoli dell’integrità fisica, emotiva e morale di giovani sportivi, accompagnate da linguaggio colorito, non integrano secondo la decisione una semplice forma di “goliardia sportiva”.
Abuso Fisico
Percosse, schiaffi, pugni, calci o lancio di oggetti che possono provocare danni, lesioni fisiche o compromettere la serena crescita individuale. Nell’abuso fisico rientrano anche comportamenti che impongono un’attività fisica inappropriata rispetto all’età, al genere o alle capacità del minore, o che impongono l’uso di alcool o pratiche di doping.
Esempio giurisprudenziale: Il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale Penale di Monza, con l’Ordinanza del 20 marzo 2025, ha cristallizzato la configurabilità del delitto di maltrattamenti in famiglia anche in ambito sportivo (art. 572 c.p.), a carico di un’allenatrice nei confronti di atlete minorenni affidatele per ragioni di educazione e cura. La fattispecie è integrata da comportamenti quali urla, insulti, umiliazioni pubbliche e imposizioni di allenamenti incompatibili con lo stato di salute.
Bullismo e Cyberbullismo
Comportamenti di prevaricazione e sopraffazione ripetuti nel tempo, tali da determinare una condizione di disagio, insicurezza, paura, esclusione o isolamento. Vi rientrano umiliazioni, critiche sull’aspetto fisico o sulla performance sportiva.
Esempio giurisprudenziale: Con la decisione n. 0052 del 24 novembre 2025, la Corte Federale d’Appello FIGC, Sezioni Unite, ha riconosciuto la responsabilità di calciatori tesserati (destinatari della misura cautelare della squalifica) e della società (destinataria di una cospicua ammenda) per un grave episodio di bullismo nei confronti di giovani calciatori di una squadra Under 13. Schiaffi nello spogliatoio, espressioni di discredito offensive e discriminatorie, e un grave episodio a sfondo sessuale hanno caratterizzato ripetuti episodi di bullismo: tali episodi, lungi dal potersi considerare “avulsi dall’evento sportivo”, sono stati giudicati idonei a suscitare nelle vittime una condizione di diffuso disagio.
Molestie e Abusi Sessuali
Molestia sessuale: comportamenti indesiderati, verbali o non verbali, di natura spiccatamente sessuale. Anche un linguaggio del corpo inappropriato, espressioni o osservazioni sessualmente esplicite, richieste indesiderate, messaggi, telefonate o lettere a contenuto sessuale, anche con effetto umiliante.
Abuso sessuale: comportamenti a contenuto sessuale, senza o con contatto fisico, non desiderati e il cui consenso è costretto, manipolato, non dato o negato. Integra abuso sessuale anche osservare la vittima in condizioni e contesti non appropriati, ad esempio all’interno dello spogliatoio.
Altre Fattispecie: Abuso Religioso, Incuria e Negligenza
Abuso a sfondo religioso: condotte che limitano o impediscono alla vittima di professare liberamente il proprio culto religioso.
Incuria: mancata soddisfazione delle necessità fondamentali a livello fisico, medico, educativo ed emotivo.
Negligenza: mancato intervento di un dirigente, tecnico o tesserato in ragione dei doveri che derivano dal proprio ruolo, o disinteresse rispetto ai bisogni fisici e psicologici del tesserato.
Esempio giurisprudenziale: Con la decisione n. 1/2025, la Corte Federale di Appello FIC (Federazione Italiana Vela) si è interrogata su una duplice tematica: “(a) allenatori, tecnici e dirigenti conoscevano o avrebbero potuto conoscere gli episodi in questione e la ingravescente ‘degenerazione’ che da tempo connotava il contesto associativo, sportivo ed agonistico? (b) dunque, essi sono intervenuti concretamente per indagarli, impedirli, interromperne la permanenza, proteggere i soggetti passivi, aiutare gli stessi responsabili a rivalutare criticamente i propri comportamenti, ristabilire l’ordine, coinvolgere gli Organi FIV a garantire il rispetto di tutti gli inderogabili principi richiamati dall’imputazione?”
Prevenzione Abusi Sport: Procedure e Sanzioni
La prevenzione abusi sport passa attraverso l’implementazione di procedure chiare e sanzioni proporzionate. Il codice di condotta deve specificare:
- Procedure di segnalazione: canali sicuri e riservati per denunciare violazioni
- Meccanismi di indagine: modalità di verifica delle segnalazioni ricevute
- Sanzioni disciplinari: gradazione delle misure in base alla gravità della condotta
- Tutela del segnalante: protezione contro ritorsioni o discriminazioni
- Formazione continua: programmi di aggiornamento per dirigenti, tecnici e atleti
Le procedure di selezione degli operatori sportivi rappresentano un altro tassello fondamentale. Prima di affidare minori a un tecnico o dirigente, è necessario verificare l’idoneità del candidato attraverso controlli documentali, referenze e, dove previsto, certificati del casellario giudiziale.
Responsabilità Dirigenti Sportivi: Obblighi di Vigilanza
I dirigenti sportivi hanno obblighi specifici di vigilanza e controllo. Non è sufficiente redigere un codice di condotta: occorre implementarlo concretamente, monitorarne l’applicazione e intervenire tempestivamente in caso di violazioni.
La giurisprudenza recente ha chiarito che la responsabilità dirigenziale può configurarsi anche in assenza di conoscenza diretta della condotta illecita, quando questa conoscenza era possibile e doverosa in base al ruolo ricoperto.
Per questo motivo, richiedere un’analisi preventiva delle responsabilità e dei rischi specifici della propria struttura rappresenta un investimento strategico per la tutela legale dell’associazione e dei suoi vertici.
Tutela Minori nello Sport: Il Ruolo del Responsabile Safeguarding
La tutela minori nello sport passa attraverso la figura del Responsabile Safeguarding, introdotta dalla Riforma dello Sport. Questa figura ha il compito di:
- Vigilare sull’applicazione del codice di condotta
- Ricevere e gestire le segnalazioni di violazioni
- Coordinare le attività di formazione e sensibilizzazione
- Interfacciarsi con le autorità federali e, se necessario, giudiziarie
- Monitorare costantemente l’ambiente sportivo per individuare situazioni di rischio
Il Responsabile Safeguarding non può essere considerato una figura meramente formale: la giurisprudenza ha già sanzionato associazioni i cui responsabili non avevano esercitato concretamente le funzioni di vigilanza e controllo.
Domande Frequenti sul Codice di Condotta Sportivo
Chi è obbligato ad adottare il codice di condotta sportivo?
Tutte le ASD, SSD e Società Sportive Professionistiche sono obbligate ad adottare un codice di condotta per la prevenzione di abusi, molestie e discriminazioni, in base ai decreti legislativi n. 39 e n. 36 del 28 febbraio 2021, operativi dal 1 luglio 2023. L’obbligo riguarda in particolare le realtà che operano con atleti minorenni.
Quali sono le sanzioni per chi non adotta il codice di condotta?
Le sanzioni possono essere sia disciplinari (da parte delle federazioni sportive) sia giuridiche. La giurisprudenza ha già applicato sanzioni a carico di associazioni e dirigenti per violazione degli obblighi di prevenzione e vigilanza, con responsabilità diretta e oggettiva dell’ente. In casi gravi, possono configurarsi anche responsabilità penali.
Il codice di condotta può essere un modello standard?
No. Il codice di condotta deve essere personalizzato in base alle specificità della singola associazione o società sportiva: tipologia di sport praticato, età degli atleti, dimensioni della struttura, modalità organizzative. Un modello standard non risponde ai requisiti di concretezza ed effettività richiesti dalla normativa e dalla giurisprudenza.
Con quale frequenza va aggiornato il codice di condotta?
Il codice di condotta va aggiornato ogni volta che cambiano le condizioni organizzative dell’associazione, quando emergono nuove fattispecie di rischio o quando la normativa o la giurisprudenza introducono nuovi obblighi. È consigliabile una revisione almeno annuale per verificarne l’adeguatezza rispetto all’evoluzione del contesto normativo e giurisprudenziale.
Cosa rischia un dirigente che non vigila sull’applicazione del codice?
Il dirigente rischia sanzioni disciplinari federali, responsabilità civile per eventuali danni causati dalla condotta non impedita e, in casi gravi, anche responsabilità penale. La giurisprudenza ha chiarito che la negligenza nell’esercizio delle funzioni di vigilanza può essere sanzionata anche quando il dirigente non ha commesso direttamente la condotta illecita.
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Conclusioni: L’Importanza della Corretta Applicazione
Il codice di condotta sportivo non è un adempimento burocratico da archiviare in un cassetto. È uno strumento vivo, che deve essere conosciuto, applicato e costantemente monitorato da tutti i soggetti coinvolti nell’attività sportiva.
La giurisprudenza degli ultimi anni ha tracciato un perimetro chiaro: la responsabilità per condotte violente o discriminatorie non ricade solo sull’autore materiale, ma può estendersi ai vertici dirigenziali che non hanno vigilato adeguatamente. La Riforma dello Sport ha introdotto obblighi precisi proprio per prevenire questi fenomeni e tutelare gli atleti, soprattutto i più giovani.
Implementare correttamente un codice di condotta significa proteggere gli atleti, tutelare l’associazione da sanzioni e responsabilità, e creare un ambiente sportivo davvero inclusivo e sicuro. Per questo è fondamentale non sottovalutare la portata di questo strumento e affidarsi a professionisti qualificati per verificarne la conformità e l’efficacia.
Disclaimer
Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono consulenza fiscale, legale o medica. Per valutazioni specifiche relative alla propria situazione è sempre consigliabile rivolgersi a un professionista qualificato.
Ultimo aggiornamento: 3 aprile 2026
